il primo Sanremo senza Pippo Baudo ed anche il primo senza Peppe Vessicchio alla conduzione. E dunque gli omaggi ai due pilastri della famosissima kermesse, che quest'anno si può vedere in mondovisione su Raiplay senza geolocalizzazione. La parola è poco cara a Laura Pausini, co-conduttrice di Carlo Conti per tutte le 5 puntate, (molto elegante e piacevole nelle fattezze) che ancora dopo una vita, continua a strisciare quella zeta come quando 25 anni fa, sullo stesso palco, proprio con Pippo Baudo alla condizione, emozionata diceva “grassie grassie” dopo averlo vinto, quel Sanremo.
La conduttrice appare in forma, ma non proprio “accordata” con tutto il resto, forse l'emozione, forse semplicemente non era giusta l'alchimia con il presentatore e direttore artistico. Non ci risparmia neanche lo scivolone sulla posizione del suo microfono (priva l'avevo qui, ora me lo avete messo in mano).
È stata senza dubbio una prima serata sottotono, a tratti noiosa e - come sempre - lunghissima, forse anche troppo. Con 30 canzoni in gara si sarebbero potute evitare le esibizioni di Max Pezzali e di Gaia dalle esterne, ma si sà gli sponsor vanno accontentati, anzi dettano proprio le regole delle dirette.
E così, tra Tiziano Ferro che torna come ospite con un medley delle sue canzoni e Sandokan (nuova versione, Can Yaman che poi se la parla con Kabir Bedi ospite anche lui a notte quasi fonda) che un po' almeno stempera il piattume della conduzione, si snocciolanouna dopo l'altra le 30 canzoni in gara.
Si fa presto a capire che quasi la metà dei concorrenti fa parte di una nuova generazione sconosciuta a chi non ha più 20 anni, “approvata” da social e streaming e che con quel palco aveva poco a che fare. Più di qualcuno è figlio di nomi noti: il figlio di Morandi (Tredici Pietro), il figlio di Gigi D'Alessio (LDA in gara con AKA 7VEN) e il figlio di Alessandro Gassman (Leo che elegantissimo si è distinto con un pezzo che sicuramente al secondo ascolto sapremo apprezzare). Ma tra i volti semisconosciuti spicca Nayt con “Prima che” il cui testo pone l'accento su come si siano modificati i rapporti sociali, adulterati da affermazione effimera senza più voler andare a fondo, senza sapere per davvero con chi ci si sta relazionando. E poi Fulminacci, con “Supida sfortuna” che pone al centro della nostalgia, i ricordi. Lui, tra i 5 nomi premiati ieri sera nella votazione della Sala Stampa, insieme a Masini e Fedez (non si sa perché sempre apprezzato su quel palco) e le tre donne, Arisa e Serena Brancale che come sempre incantano con la loro grazia vocale, con l'intonazione e la maestria di incastonarsi perfettamente tra musica e parole. Entrambe con canzoni autobiografiche; Arisa ha cantato “Magica favola”, un excursus della sua vita dalla scoperta dell'amore alla carrira, mentre Serena Brancale, con sua sorella Nicole alla conduzione dell'orchestra ha interpretato la profonda nostalgia per la perdita prematura di sua madre con il brano"Qui con me". Nella triade Dito Nella Piaga con “Che Fastidio” canzone nata - così come rivela la cantante - da un momento di crisi e di incertezza e che vuole essere provocatoria e pungente circa le abitudioni che a volte ci facciamo andare bene ma che ci mettono in crisi.
Degli altri cantanti (e canzoni in gara) si segnalano quelle che da oggi sentiremo in radio, quelle che già da ieri sera canticchiavamo, e quelle che si accingono a divenire tormentone dell'estate: Lda, Dargen, Dito nella Piaga, la Lamborghini.
Da non sottovalutare Levante, il groove di Malika Ayane, Michele Bravi e Ermal Meta.
Elegantissime Mara Sattei e Patty Pravo che sembrava uscita da un altra dimensione. Troppo “tirata” ma ha fatto come sempre la sua bella figura (intesa come professionale e garbata).
E poi quelli sembre uguali a loro stessi (che noia!) vedi Renga, Tommaso Paradiso, Nigiotti.
Al pubblico del teatro Ariston è piaciuto Sal Da Vinci, così nazionalpopolare.
A tirar su l'audience, la come sempre fantastica orchestra della Rai e la signora Gianna di 105 anni che votò con il referendum per la repubblica il 2 giugno del 1946. Un vero guizzo, mentre racconta di leggere 3 giornali al giorno - rigorosamente senza occhiali - che se qualcosa da piccola non le piaceva da mangiare gliela cambiavano e poi consegna ai giovani un consiglio: “dovete capire la vita e non arrabbiarvi”.
Insomma per questa prima puntata salviamo “Viva la repubblica!” anziché “Viva Sanremo”.
Ma stasera si riprova, sperando in un guizzo di brio. Ne abbiamo tanto bisogno, insieme a tanto caffè per stare svegli.
